Distretto

2. La Riviera nell’ambito dei domini della Serenissima

Dopo essere stati soggetti al dominio visconteo dalla seconda metà del XIV secolo, la città e il territorio di Brescia furono conquistati da Pandolfo Malatesta nel 1404, per ritornare nel 1416 sotto i Visconti, inclusi con Bergamo e la Val Camonica nel ducato di Milano.

Nel 1426 Brescia si diede a Venezia. Il dominio veneto su Brescia e il suo territorio si protrasse fino al 1797, fatta eccezione per gli anni tra il 1509 e il 1516, quando – in seguito alla sconfitta subita dai veneziani ad Agnadello – il territorio bresciano fu conquistato da Luigi XII, re di Francia e duca di Milano. Il dominio francese durò fino al 1512.

Nel gennaio di quell’anno vi fu un tentativo da parte di Venezia di entrare nuovamente in possesso di Brescia, tentativo che si concluse nel mese di febbraio con la riconquista da parte dei francesi e il devastante saccheggio della città.

Nell’ottobre del 1512 i francesi furono sconfitti dagli spagnoli ; a novembre si insediò nella città il governatore spagnolo. Gli spagnoli e successivamente gli ispano-imperiali mantennero il dominio su Brescia e sul suo territorio fino al 26 maggio 1516, quando la città fu consegnata alla Francia, che il giorno dopo la cedette a Venezia.

2.1 Il distretto bresciano in epoca veneta

Tra il XV e la fine del XVIII secolo la provincia bresciana non subì cambiamenti significativi nei suoi confini, non coincidenti con quelli odierni.

Durante la dominazione veneta infatti il comune di Sirmione rientrava nell’area giurisdizionale di Verona, mentre facevano parte del bresciano zone attualmente inserite in altre provincie lombarde: i comuni di Asola, Casalmoro e Casaloldo e la frazione di Casalpoglio, oggi mantovani, nonché i comuni di Rogno e Costa Volpino, ora appartenenti alla provincia di Bergamo.

La provincia era la più vasta e ricca del dominio della terraferma veneta e occupava una posizione di grande interesse strategico. Confinava infatti:

  • a est con il trentino e il veronese;

  • a sud con il ducato di Mantova e con il territorio di Cremona, compreso nello Stato di Milano; nonché con il territorio di Bergamo, anch’esso parte del dominio veneto;

  • a ovest con il bergamasco e la Repubblica delle tre leghe;

  • infine a nord con il trentino e i possedimenti dei conti di Lodrone, feudatari degli Absburgo.

Procedendo da nord a sud, nella provincia bresciana si potevano distinguere tre zone geomorfologiche:

  • quella montana, con rilievi dai settecento metri in su, che occupava circa il 55% della superficie del distretto;

  • l’area collinare corrispondente a circa il 16% del distretto;

  • quella pianeggiante, al di sotto dei 150 metri di altitudine, che comprendeva infine il 29% dello stesso.

La zona montana era costituita, allora come oggi, dalle tre valli, Val Camonica, Val Trompia e Val Sabbia, mentre all’interno della parte collinare e pianeggiante si trovavano la zona del Pedemonte, sita tra Nave, Gavardo e Rezzato, quella della Franciacorta, tra Gussago e Rovato, infine la zona dell’Asolano e della riviera di Salò.

2.2 Le giurisdizioni bresciane in epoca veneta

Alla suddivisione del territorio in diverse zone geomorfologiche corrispondevano differenze negli assetti istituzionali.

Le tre valli e la riviera del Garda, pur facendo parte della provincia bresciana, godettero per tutto il periodo veneto di forme di particolare autonomia, avendo dato vita fin dal XIII secolo a organismi sovraccomunali denominati Val Sabbia, Valle Camonica, Valle Trompia e riviera di Salò.

L’organizzazione amministrativa e istituzionale della provincia bresciana nel periodo della dominazione veneta fu molto variegata. Intorno al capoluogo e alle sue immediate vicinanze – denominati “borghi e chiusure” – si stendeva la pianura bresciana, suddivisa dal punto di vista fiscale in quadre, e dal punto di vista amministrativo-giurisdizionale in vicariati e podesterie, controllati sostanzialmente da ufficiali eletti da Brescia.

Mentre le podesterie furono sempre sette fin dall’inizio della dominazione veneta, la sede e il numero dei vicariati subì variazioni nel XV secolo, stabilizzandosi nel corso del XVI secolo in quattordici (sette maggiori e sette minori).

Le comunità che ricevevano ufficiali inviati da Brescia erano quindi ventuno tra podesterie e vicariati. Oltre alla Val Camonica, sede di un podestà bresciano comunemente chiamato capitano, vi erano tre podesterie maggiori: la riviera del Garda, Orzinuovi e Asola.

Alla Val Camonica erano stati riconosciuti nel 1428 gli statuti civili e criminali e l’autonomia amministrativa e giurisdizionale da Brescia. Nel 1440 tuttavia fu stabilito che il capitano dovesse essere un nobile bresciano, nominato con l’approvazione del consiglio della città.

Nel caso della riviera del Garda, le competenze giurisdizionali erano divise tra provveditore veneto e podestà bresciano.

A Orzinuovi, dopo il 1440 il podestà giudicava in materia civile e criminale, tranne nei casi comportanti pena di sangue che rimasero di competenza dei rettori veneti residenti a Brescia.

Ad Asola infine competenze giurisdizionali furono riconosciute anche al provveditore veneto. Nel caso di ricorso in appello le cause passavano a Venezia.