Pino Scarazzini

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Giuseppe, Pino, Scarazzini

Un sigaretto, un libro aperto, l’aria assorta nella lettura. Niente posa davanti all’obbiettivo.
Una immagine di apparente, quotidiana serenità. Poi i dettagli: la poltrona su cui è adagiato non è una poltrona normale. Si intravede una maniglia, uno schienale e un poggiatesta speciale. Forse ortopedici. I segni della malattia. E’ una delle sue ultime fotografie.

Note biografiche e professionali

Giuseppe, Pino, Scarazzini nasce a Sesto San Giovanni il 4 febbraio del 1934 da Alfonso e Maria Bonato. Si laurea all’Università degli Studi di Milano in lettere moderne; una casa editrice rappresenta il suo primo approdo nel mondo del lavoro.

A metà degli anni Sessanta entra nell’amministrazione archivistica dove ricopre diversi incarichi: direttore dell’Archivio di Stato di Varese, direttore dell’Archivio di Stato di Sondrio, Soprintendente archivistico per la Lombardia.

Dalla fine degli anni Settanta insegna paleografia alla Scuola di Archivistica, Paleografia e Diplomatica dell’Archivio di Stato di Milano.
Nel 1976 pubblica Le pergamene di san Vittore in Varese: regesti dal 1101 al 1150.
L’anno successivo è la volta degli Statuti notarili di Bergamo, secolo XIII per il Consiglio nazionale del Notariato.
Nel 1979, all’interno del catalogo della mostra “Il Catasto di Maria Teresa e altri segni del ‘700 in Varese”, cura il saggio Note sulla amministrazione pubblica nello Stato di Milano e nel borgo di Varese nel secolo XVIII e sulle fonti archivistiche per la storia di Varese.

Durante la sua direzione della Soprintendenza archivistica progetta e coordina, insieme a Lilli Dalle Nogare, un primo censimento di archivi delle amministrazioni locali lombarde i cui esiti sono pubblicati, a partire dal 1982, col titolo Notizie sugli archivi dei comuni e dei cessati ECA della Lombardia; vedono la luce i quaderni relativi alle province di Mantova, Como, Varese, Bergamo, Brescia.

Nel 1986 viene avviato il primo grande progetto lombardo, e certamente uno dei maggiori a livello nazionale, che prevede l’utilizzo delle tecnologie informatiche applicate alla descrizione archivistica: Archidata. Pino ne è il responsabile scientifico. L’intervento si conclude nel 1989 con il riordino e l’inventariazione di una quarantina di complessi di Antico Regime e la produzione di una banca dati di 60.000 record. I risultati, convertiti nel tempo, sono consultabili nella sezione Archivi storici del portale Lombardia Beni Culturali.
Tiene alcune riflessioni in ordine a questa pionieristica in un seminario a San Miniato nel 1989; ora si trovano col titolo L’informatizzazione e l’ordinamento degli archivi comunali secondo il metodo storico, nel volume degli atti Il Computer in archivio.

Termina la sua carriera nella amministrazione archivistica nel 1990 ma il suo impegno professionale non si conclude. Da quell’anno infatti si trasferisce a Gardone e inizia il lavoro di riordino dell’Archivio Storico di Salò con un nutrito gruppo di collaboratori di cui è coordinatore. Nel 1997 viene dato alle stampe il frutto di questa fatica: Comune di Salò: Archivio d’Antico regime 1431 – 1805: inventario. Questo lavoro è naturalmente consultabile nell’area Archivi di questo sito mentre la banca dati inventariale è accessibile dalla sezione Archivi storici del portale Lombardia Beni Culturali.

Non è che il primo risultato del suo molteplice impegno per la storia della riviera gardesana e delle sue fonti. Nel 1999 pubblica, con Gianfranco Ligasacchi, Il borgo di Salò e le sue contrade: note toponomastiche e storiche dal Trecento al Novecento mentre l’anno successivo, sempre con Ligasacchi e Piercarlo Belotti, cura la ristampa della Storia della Riviera di Salò di Bongianni Grattarolo e Descrizione della Riviera di Salò di Rodomonte Domenicetti.

Nonostante la passione per gli archivi, Pino non vive di solo lavoro. Ama la musica, l’arte, lo sport e, soprattutto, il calcio. Coltiva un tifo entusiasta per l’Internazionale football club, vulgo Inter alla quale, in gioventù, dedica le sue domeniche pomeriggio da stadio.

In politica ha le sue idee, che non ama manifestare. Nutre rispetto per le istituzioni, un po’ meno per molti uomini che le occupano. Nel 1999, stabilisce di lasciare, post mortem, parte dei suoi risparmi alla “tutela, conservazione e valorizzazione degli archivi di Salò e della Magnifica Patria di Riviera”. Decide, in coerenza col suo pensiero, di non incaricare della gestione di questo lascito una qualche pubblica amministrazione ma bensì un suo allievo e collaboratore.

I primi anni del nuovo secolo, sempre circondato dal gruppo dei fedeli collaboratori, dà avvio alla schedatura dell’archivio della Magnifica Patria della Riviera del Garda. Il manifestarsi prima e l’aggravarsi poi della malattia riducono gradualmente le sue abilità motorie e la possibilità di spostarsi per raggiungere l’archivio. Luogo di vita e di lavoro appassionato.

Muore il 1 febbraio del 2009.

Qui il ricordo degli amici di Pino Scarazzini

 

 

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