Territorio

1.1 Territorio, circoscrizioni e amministrazione

Non è del tutto chiaro quanti siano i comuni che fanno parte della Riviera; o meglio non è chiaro quanti degli insediamenti e dei villaggi che la compongono esprimano una organizzazione amministrativa di tipo comunale.

Nel 1580 Rodomonte Domenicetti, cancelliere della Patria, compila una esauriente “Descrittione della Riviera del Benaco” in cui passa in rassegna i diversi aspetti dei locali ordinamenti. Nell’illustrare la composizione degli organi di governo, i cui membri sono nominati in base al territorio, cita 35 comuni ripartiti per quadre. Della quadra di Gargnano fanno parte tre comuni (Gargnano, Tremosine e Limone), quattro appartengono a quella di Maderno (Maderno, Gardone, Toscolano, Rovina), la quadra di Salò ne conta tre (Salò, Caccavero, Volciano), Montagna nove (Idro, Cazzi, Sabbio, Vobarno, Hano, Degagna, Provaglio di Sopra, Provaglio di Sotto, Teglie) Valtenesi otto (Manerba, San Felice, Raffa, Polpenazze, Puegnago, Portese, Moniga, Soiano) e otto anche per la quadra di Campagna (Moscoline, Bedizzole, Padenghe, Calvagese, Carzago, Desenzano, Rivoltella e Pozzolengo). A questi 35 vanno aggiunti Tignale e Muslone, che godendo di un privilegio di separazione, come si spiega più oltre, non eleggono proprie rappresentanze negli organi della Riviera e pertanto non vengono conteggiati. In totale quindi i comuni della Riviera, compresi questi ultimi due, sarebbero 37.

Tuttavia, sempre nella “Descrittione”, il Domenicetti da conto della ripartizione del “sussidio” imposto dalla Serenissima ed elenca 42 comunità; con le “separate” Tignale e Muslone il conto salirebbe a 44. In altre pagine della “Relattione”, dove vengono elencati i soldati che ciascuna terra deve fornire alla Patria, i comuni, esclusi i separati, risultano 38.

Questa incerta situazione si spiega in ragione del fatto che sono molti gli insediamenti minori (Clibbio, Bottenago, Castrezzone, Centenaro, Maguzzano, Drugolo, Arzaga, Venzago) i quali, pur non avendo diritto alla nomina di proprie rappresentanze, vengono comunque censiti per obblighi di diversa natura verso lo stato.

Non bisogna dunque pensare alla Riviera come a un territorio amministrativamente coeso dove vige una omogenea distribuzione di funzioni e un unico modello di amministrazione della cosa pubblica. Rientrare nei medesimi confini non significa condividere le medesime attribuzioni o gli stessi vincoli.

La maggior parte dei comuni adotta, qui come altrove, forme di governo piuttosto simili: le potestà comunitative stanno in capo alla assemblea generale dei capi famiglia che delibera sulle questioni di maggior rilievo, elegge un organo esecutivo ristretto e nomina gli ufficiali, almeno quelli maggiori. Al di là di questi, che sono tratti comuni a tutte le amministrazioni rurali in Antico Regime, vi sono poi una serie infinita di varianti locali che riguardano: l’effettivo ruolo di governo delle vicinie, i criteri di scelta dei consigli ristretti, le attribuzioni delle burocrazie locali e le modalità di nomina, la gestione delle finanze e la riscossione dei tributi, la amministrazione dei beni comuni e i mille altri aspetti collegati alle specifiche condizioni territoriali, demografiche , sociali ecc. di ciascun comune.

Anche rispetto alle due più tipiche manifestazioni del potere pubblico, fiscalità e giustizia, su cui impernia in epoca moderna la dialettica tra stati e territori, si registrano significative differenze tra i vari corpi della Riviera. I comuni di Maderno, Musolone e Tignale, ad esempio, per il giudizio civile nominano propri magistrati ricorrendo a quelli della capitale per il solo appello. Il giudice di Maderno, “dottor di legge” che ha titolo di vicario, ha giurisdizione non solo sui propri abitanti ma anche su tutti quelli dei comuni della sua quadra. Nella campagna del Venzago, non un vero e proprio comune ma terra di insediamenti sparsi, si esercita la giurisdizione dei magistrati salodiani però, limitatamente alle questioni daziarie, possono intervenire anche quelli di Lonato. Molti comuni infine, anche di modeste dimensioni demografiche, eleggono tra i residenti propri magistrati, consoli, che rendono ragione sulle minori questioni.

Significativi anche su piano fiscale i casi di Muslone e Tignale che sono esenti dai carichi ordinari e dall’obbligo di fornire soldati; oneri che invece vengono ripartiti, più o meno equamente, tra le restanti amministrazioni del territorio.