G. Piotti

Ricordo di Pino Scarazzini

Il maestro

Giuseppe Scarazzini, Pino per gli amici, è nato nel 1934 nell’Interland milanese, “a 6 chilometri da piazza Duomo”, come diceva lui.
Dopo la scuola superiore si è iscritto all’Università Statale di Milano nella facoltà di Lettere, che ha concluso brillantemente laureandosi in Lettere Moderne.
Dopo una breve esperienza presso una casa editrice, ha intrapreso il lavoro di archivista, nel quale ha potuto mettere a frutto i suoi studi umanistici.
L’esperienza acquisita e la competenza maturata in lunghi anni di impegno appassionato gli hanno permesso di salire tutti i gradini della carriera archivistica: prima Direttore dell’Archivio di Stato di Varese e, infine, Soprintendente Archivistico per la Lombardia, un ruolo che lo vedeva alle dirette dipendenze del Ministero dei Beni Ambientali e Culturali. L’importanza di questo ufficio appare più chiara se si considera che la Lombardia è una delle regioni italiane più ricche di archivi, cospicui e storicamente importanti. L’ambiente di lavoro di Pino, che poi è diventato il suo habitat naturale, è stato l’oceano delle “vecchie carte” che secoli di storia hanno prodotto in Italia e che, per fortuna nostra, sono state conservate e custodite come patrimonio prezioso di memoria.
Leggere e studiare antichi manoscritti è stato per Pino non solo un lavoro, ma soprattutto una passione, una ragione di vita, a cui si è dedicato con tutte le sue energie.
All’inizio degli anni Novanta è andato in pensione e si è stabilito a Gardone Riviera: aveva sempre considerato, infatti, il lago di Garda come una sua possibile residenza, collocandosi esso a metà strada tra Milano, la patria di adozione, sede del suo lavoro, e il Trentino, la terra di origine della sua famiglia.
È stato allora che il prof. Gianpaolo Comini, al tempo Assessore alla Pubblica Istruzione del Comune di Salò, gli ha chiesto di curare l’inventariazione degli archivi salodiani.
Pino ha accettato l’incarico con entusiasmo ed ha intrapreso l’opera, affiancato da un gruppo di collaboratori, “un ottimo gruppo” come lui lo definiva.
E, dopo anni di lavoro, ha visto la sua creatura prendere vita nella pubblicazione, avvenuta nel 1997, dei due volumi dell’inventario dell’archivio storico d’antico regime del comune di Salò.
Conosceva già il nostro patrimonio archivistico da quando, come Soprintendente Regionale, lo aveva considerato di notevole interesse storico.
Studiandolo direttamente, ne ha approfondito ed apprezzato ancor più il valore: un archivio molto curato nei secoli da generazioni di archivisti e pubblici amministratori, notevole sia per la quantità di materiale che per la continuità storica del suo contenuto, che permette la conoscenza e la ricostruzione di almeno quattro secoli della storia salodiana. Dopo la pubblicazione dell’inventario dell’archivio d’antico regime del comune, ha intrapreso, insieme ai suoi collaboratori, l’esame di quello della Comunità di Riviera, un’impresa ciclopica, per la quale gli sono gradualmente mancate le forze fisiche. A questo punto, il gruppo di amici che lo aveva seguito ha dovuto raccogliere il suo testimone e continuare il viaggio, senza mai rinunciare, però, alla sua consulenza e assistenza.
Personalmente ho conosciuto Pino nel 1991, quando ho cominciato a frequentare i nostri archivi e mi sono unito all’équipe che lui guidava.
La sua figura mi ricordava il profilo che Platone traccia del suo maestro Socrate nel “Simposio”: un’apparenza non molto attraente, a volte un po’ scostante, dietro alla quale si nascondeva una ricchezza straordinaria.
Un uomo veramente sapiente, che non aveva bisogno di ostentare il suo sapere, ma sapeva mettere scienza ed esperienza accumulate in una vita a disposizione di chi mostrasse curiosità.
Un maestro vero, che non si imponeva mai con direttive basandosi su uno sterile principio d’autorità, ma trovava la propria soddisfazione nel veder crescere i propri allievi, che sapeva accompagnare con pazienza e umiltà.
Una guida illuminante e rispettosa, capace di mettersi al fianco dell’inesperto per avviarlo gradualmente ad una autonoma deambulazione.
Da lui ho imparato un’infinità di cose: a leggere e interpretare i documenti antichi, a districarmi (seppure da dilettante) nel mondo dell’archivistica; ma di Pino ho apprezzato anche il rigore scientifico, la passione e la tenacia del ricercatore, il senso profondo della legalità con cui ha interpretato la sua vita in ogni situazione e l’amore paterno che ha sempre dimostrato per gli archivi salodiani. E proprio un padre, alla ricerca dei suoi figli in pericolo, mi è apparso la mattina del 25 novembre 2004, quando, dopo la scossa di terremoto, ha fatto fuoco e fiamme per entrare nel palazzo municipale, raggiungere affannosamente il primo piano e constatare la situazione del materiale archivistico conservato nella sala consiliare.
Sarà difficile per noi fare a meno della sua guida: ma l’unico modo in cui possiamo rendergli merito è continuare la sua opera, con lo stesso spirito, anche se non con la stessa competenza.
Alla nostra gratitudine si unirà, ne sono certo, quella della città di Salò, che ha contratto con il dottor Scarazzini un grande debito per il contributo fondamentale che egli ha dato alla valorizzazione del suo ricchissimo patrimonio archivistico, documento della storia e dell’identità salodiana nei secoli.
Pur essendo nato e vissuto altrove, Pino ha conquistato la cittadinanza di Salò sul campo, dimostrando un amore per la città e una dedizione appassionata alle sue ricchezze vere, che per noi, salodiani anagrafici, sono un esempio da imitare.

Giuseppe Piotti
(dal notiziario ASAR del settembre 2009)

(10-09-2011)